Qualcosa è cambiato, senza retorica

4 NOV 08
Ultimo aggiornamento: 20:55 | 3 AGO 20
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Al direttore. In apertura del Foglio questo speranzoso "qualcosa è cambiato". Su Repubblica (non Libero o Il Giornale) si puo' guardare lo spot del governo sulle Forze Armate per il 4 novembre. E "qualcosa è cambiato". Ho 43 anni: da quando sono nato la narrazione è stata via via, storicamente, piu' o meno questa: "al ritorno dalla Grande Guerra, i nostri soldati, sopravvissuti miracolosamente a una micidiale, orrenda, guerra di trincea, arrivavano alla stazione e venivano derisi e insultati, quando non gli si sputava addosso; la seconda guerra è stata drammatica: Mussolini penso' bene di dichiarare guerra agli Stati Uniti! Gli USA!? Ci pensate! Al fronte africano mandavano calze di lana, su quello russo stivali con suole di cartone e calzette di cotone; il neo-nominato capo del governo e generale delle forze armate l'8 settembre '43 scappa con il Re su una berlina e lascia il paese nel caos della guerra civile e della tragedia, un paese definitivamente diviso". A parlare cosi', sempre, piu' o meno, la voce anarchica e libertaria di una nonna molto importante, mai prona a nessuna ideologia, ma fedele al suo buon senso comune di donna coraggiosa e piena di risorse ed energie uniche. Il mio servizio militare a 19 anni fu caratterizzato dall'impressione di "una macchina avvizzita che macina 12 mesi della tua vita per sopravvivere a se stessa e perseverare senza costrutto". No, oggi qualcosa è cambiato: l'Italia è impegnata con migliaia di soldati, che sono professionisti della difesa, nei teatri di guerra piu' duri, laddove la legalità e la libertà vanno sostenute e condivise. Le nostre forze armate hanno pagato con il sacrificio di vite umane il loro impegno e la loro fatica in situazioni incredibilmente difficili. E' cosi' che al passaggio dei soldati italiani di diverse armi, sale un applauso di gratitudine e ammirazione. Questo spot, che ho seguito su un giornale solitamente ostile, mi ha fatto sentire, per la prima volta, un brivido vero di unità nazionale.